Valutazione testistica

L'uso dei test, e più in generale dei presidi psicodiagnostici, rappresenta spesso uno dei versanti funzionali principali nella fase d'avvio del lavoro clinico. Ma, oltre ad essere uno dei momenti di avvio degli assetti relazionali che sottendono la costituzione dell'alleanza terapeutica, i presidi psicodiagnostici possono avere un ruolo funzionale ben articolato anche in molte delle fasi successive del lavoro clinico, sia come rivalutazioni in itinere, che come follow-up nel periodo posteriore alla conclusione della presa in carico.

La semplice “competenza tecnica” nell'uso di test e reattivi non è però sufficiente per garantire un'adeguata attivazione della fase diagnostica del processo clinico; prima ed accanto alla “competenza tecnica” è necessaria un'attenta “competenza relazionale” nel loro uso, ovvero la capacità di costituire relazionalmente una “cornice di significato” adeguata, sia per il terapeuta che per il paziente, in merito all'uso di tali presidi ed all'esecuzione di tali procedure.

L'assetto psicodiagnostico non deve quindi mai essere condotto in maniera acritica o meccanica, perché la sua semplice esecuzione, con gli spazi di dubbio, perplessità, aspettativa o ansia che suscita nel paziente, incide direttamente sullo spazio relazionale che si sta costituendo tra terapeuta e paziente, e la sua cattiva gestione può causare effetti negativi sulla successiva costituzione dell'alleanza di lavoro.

La stessa somministrazione non può mai essere ritenuta un atto “oggettivo”, emotivamente neutrale: la semplice esecuzione di un reattivo o una batteria testistica, e le riflessioni, rappresentazioni e fantasie che questo può suscitare nel paziente che vi si sottopone, divengono materiali clinici di una certa rilevanza, che possono e devono essere discussi col paziente prima e/o dopo la somministrazione. In altri termini, anche il semplice atto di somministrazione di un test non è mai “relazionalmente neutrale”, ed il clinico deve esserne ben consapevole e pronto a discutere, insieme al paziente, i processi psicologici che questa valutazione può avere implicitamente attivato.

L'assessment in psicologia clinica

Per "assessment" s'intende la valutazione globale e differenziale del paziente, nell'unicità e complessità psicologica che lo caratterizza, considerando anche le sue risorse e i suoi limiti.

In psicologia clinica l'accento dato all'assessment è più spostato sul rapporto individuale clinico-paziente, si parla infatti di personality-assessment per indicare principalmente un «processo informale di acquisizione di conoscenza, di comprensione e di descrizione delle persone» ma anche «un tipo particolare di attività scientifica e professionale, caratterizzata dall'utilizzo delle metodiche di analisi e misurazione della personalità». In altre parole, nella valutazione individuale, l'assessment costituisce un processo di valutazione, documentazione delle competenze e del potenziale, governato dalla peculiare capacità dello psicologo di comprendere empaticamente lo stato emotivo, il vissuto interiore della persona e di ricostruirne così un profilo a 360° che comprenda aspetti profondi, relazionali e sociali.

La prassi dell'assessment comporta due fasi:

  1)  Misurazione: si effettuano una serie di test psicodiagnostici standardizzati per raccogliere informazioni necessarie alla seconda fase e per avere un riferimento di partenza con cui confrontare i dati successivamente ottenuti somministrando gli stessi test durante ed alla fine del percorso di cura (studi longitudinali).

  2) Ipotesi: i dati raccolti nella prima fase, assieme a una impressione globale che il clinico si fa del paziente, consentono di formulare ipotesi riguardo:

  • al sussistere di evidenti relazioni tra i disturbi;
  • alle situazioni nelle quali cresce la probabilità che il disturbo si manifesti;
  • all'origine del disturbo, i processi implicati e i meccanismi che lo governano, tecnicamente: l'eziopatogenesi;
  • alle probabilità di successo delle diverse strategie terapeutiche che si hanno a disposizione;
  • alle tecniche e gli strumenti più adeguati a sostenere il trattamento.


Risultano molto utili i test situazionali o di role-playing, che simulano una situazione (direttamente o indirettamente collegata all'ipotesi circa l'eziopatogenesi del disturbo) nella quale viene richiesto al cliente di elaborare una strategia, trovare una soluzione, oppure si misura la sua risposta emotiva per capire meglio il suo vissuto interiore, esistenziale, se sussiste un rapporto a livello profondo con il problema e il suo grado di fissazione.

Secondo Rovetto e Moderato questa prassi standard dovrebbe consentire di:

  • ricostruire i meccanismi e i processi che sottendono i problemi (o disturbi lamentati);
  • individuare e concordare con il paziente sia gli obiettivi immediati sia quelli di medio/lungo periodo relativi all'eventuale trattamento;
  • identificare le modalità di intervento più appropriate, per fare fronte ai problemi del soggetto in maniera efficace e duratura;
  • decidere circa le possibilità e le opportunità di una presa in carico.


Tecniche Psicodiagnostiche
Questionari

I questionari possono essere del tipo più vario, sia come lunghezza (numero di item), che come struttura (anche se sono solitamente a risposta multipla o su Scala Likert). Per la loro flessibilità operativa vengono utilizzati per esplorare un gran numero di ambiti: aspetti clinici, relazionali, di atteggiamento, di competenza. Possono essere specificatamente diretti per lo studio di particolari costrutti teorici (ansia, aggressività, etc.).

La preparazione e validazione dei questionari richiede sempre un lavoro preparatorio di tipo psicometrico, ed un loro adeguamento in base agli esiti delle somministrazioni pilota (standardizzazioni, tarature, semplificazioni basate su estrazioni di fattori, eventuali traduzioni con back-translation, riformulazione e riorganizzazione degli item, etc.).
Scale psicopatologiche

Le "scale psicopatologiche" sono solitamente questionari auto o etero-somministrati, con un numero di item ("domande") assai variabile, che rilevano la presenza, la frequenza e l'intensità di sintomatologie di interesse psicopatologico o psichiatrico, sia isolate che sotto forma di sindromi.

Esempi classici: il Mini-Mental Test, la Symptom Checklist-90 (SCL-90), l'MMPI-1/2. Sono spesso usati per un primo screening di massa, o per un rapido monitoraggio "ad ampio spettro" dell'eventuale sintomatologia presentata da un paziente in un contesto psichiatrico o di consultazione.

In altri casi, le scale vengono costruite in maniera specifica per evidenziare un particolare costrutto o sindrome psicopatologica: in questo caso sono utilizzati in maniera "mirata" per approfondire frequenza ed intensità dei sintomi nei soggetti che si ritengono manifestare il problema. Esempi: Beck Depression Inventory (BDI), Mississippi Scale for Post-Traumatic Stress Disorder.

Test psicologico
Test di Livello

I Test di Livello sono test psicologici a forte base psicometrica, che vengono utilizzati per valutare il livello e la tipologia di capacità cognitive e di "livello intellettivo" (da cui il nome) del soggetto. I principali test di livello sono internamente costituiti da vari "subsets" di item (domande), che valutano differenti tipi di capacità cognitive (logiche, linguistiche, numeriche, spaziali, etc.). Vengono usati soprattutto nella valutazione attitudinale, nell'ambito selettivo ed educativo, ed occasionalmente in ambito clinico, soprattutto nella clinica dei disturbi cognitivi.

I più noti sono la WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale), le Matrici di Raven e la WISC-R.

Test di personalità

I Test di Personalità sono strumenti clinici utilizzati per valutare costrutti e dimensioni relative alla personalità. Ne esistono di tipi e categorie molto differenziati, in base sia al tipo di paradigma personologico che li ha generati (e sulla cui matrice teorica quindi si basano, più o meno implicitamente), sia al tipo di costrutti che vengono valutati: costrutti o tratti di personalità specifici (tipicamente è il caso delle valutazioni di area cognitiva), o valutazioni globali (più frequentemente associate a valutazioni di tipo psicodinamico).
Inventari e Scale di Personalità

Nell'ambito dei test di personalità, gli Inventari di Personalità sono solitamente test di valutazione piuttosto ampi, basati su un paradigma personologico di ambito cognitivo o di "teoria dei tratti". Sono utilizzati sia per la valutazione personologica nella ricerca, sia nelle valutazioni cliniche. Esempi tipici sono il California Personality Inventory (CPI) ed il Millon Adolescent Personality Inventory (MAPI). L'MMPI-2, solitamente presentato come "test di personalità", lo è solo in maniera molto marginale, e solo nella prospettiva di una riduttiva "teoria dei tratti" (essendo maggiormente un test di screening psicopatologico).

Le Scale di Personalità sono simili agli Inventari, ma sono solitamente più ridotte sia come dimensioni che come "focus di analisi" (solitamente poche dimensioni, tratti o costrutti di personalità). Tra le più note: il 16PF (16 Personality Factors) di Cattell; l'EPQ (Eysenck Personality Questionnaire); l'MBTI (Myers-Briggs Type Indicator).
Test di Personalità proiettivi

I test proiettivi di personalità sono una tipologia di test di personalità che si basa su meccanismi di tipo "proiettivo", attraverso la proposizione di materiale non strutturato o scarsamente strutturato al soggetto, e minori vincoli nella produzione di risposte da parte sua. Nonostante l'apparente "destrutturazione" degli stessi, sono solitamente accompagnati da modalità ben definite e standardizzate di codifica ed analisi delle risposte fornite (siglatura), e da specifici criteri di valutazione, basati su ricerche empiriche.

Sono utilizzati soprattutto in contesto psicodinamico, per valutazioni globali di personalità (o l'approfondimento di specifiche tematiche personologiche, relazionali e/o psicopatologiche). Tra i più noti ed utilizzati test proiettivi vi sono il Test di Rorschach, il Thematic Apperception Test (TAT) ed il Children Apperception Test (CAT).
Assessment Neuropsicologico

L'assessment (valutazione) neuropsicologico è finalizzato alla diagnosi di eventuali difficoltà neurocognitive, derivanti da deficit e lesioni encefaliche (post-traumatiche, post-ictus, legate a tumori, etc.) o da forme di demenza (deterioramenti cognitivi, Mild Cognitive Impairment/MCI, malattia di Alzheimer, Malattia di Pick, etc.). Solitamente vengono somministrati vari test riuniti in batterie, che esplorano i vari ambiti di elaborazione cognitiva dell'informazione, permettendo così una valutazione approfondita del tipo di eventuali difficoltà cognitive, criteriando al meglio le strutture neurocognitive che potrebbero essere state coinvolte da deficit funzionali. L'uso può quindi essere rivolto sia ad applicazioni di neuropsicologia clinica che di neuropsicologia sperimentale.

È spesso accompagnato o anticipato da altre valutazioni neurologiche e di neuroimaging, di tipo clinico e strumentale (visite cliniche, RX cranio, EEG, RMN Encefalo, TC encefalo, SPECT), ed a volte dall'applicazione di test di livello intellettivo (integrali o per subscale), quali la WAIS - Wechsler Adult Intelligence Scale.